Evviva!
Sarò tranchant, ma questa sinfonia sulla morte di bin Laden, sull’opportunità di giustiziarlo, sulla sepoltura e annessi vari (senza parlare delle riaffioranti ipotesi negazioniste), mi pare del tutto insopportabile.
Ciascuno di noi affida la propria esistenza, la sua sicurezza, la sua tranquillità ad apparati statuali, nazionali e non, che sono strutturati e pagati per fare al meglio il loro mestiere, per conseguire con la maggiore efficienza gli scopi assegnati.
Potrà non piacere, potrà sembrare semplicistico e ingenuo, ma se oggi posso provare a vivere la mia vita senza paure eccessive è proprio perché ripongo una ragionevole dose di fiducia in questi apparati. Questo non mi esime dall’assumere atteggiamenti di indagine critica, ma entro limiti, appunto, di ragionevolezza, non di pregiudizio, o di ricerca dell’imbroglio a tutti i costi. Se hanno fatto quello che hanno fatto, avranno avuto le loro buone ragioni, avranno seguito ordini superiori e obbedito a linee di condotta predeterminate. Se hanno sbagliato, troveranno modo di risponderne, come avviene, quasi sempre, nei regimi democratici. Oltre, si entra nel campo della curiosità, legittima, ma non legittimante.
Quello che è stato fatto è di indubbio rilevo, sia sul piano fattuale (messo nella condizione di non nuocere uno dei personaggi più pericolosi in circolazione), sia sul piano dell’immagine (avere raggiunto chi sembrava imprendibile perché unto dal signore). Il resto è fuffa di chi rosica: perché è antiamericano, perché magari vedeva nell’ucciso inconfessabili qualità da ammirare, perché non sa cosa fare, o per altri imbecilli motivi.
Va poi considerato il fatto che tra i critici dell’inumanità del gesto, o della sua illiceità, o della sua non conformità alla Shari’a, vi è anche chi rivendica con storica prosopopea lo scempio di qualche cadavere di dittatore appeso a un distributore, o chi vuole stumulare il filosofo scomodo, altrettanto sbrigativamente giustiziato. Così come, sempre tra i critici sul versante della legittimità, vi è chi ritiene che le leggi, invece di essere uguali per tutti, debbano valere solo per alcuni e per gli altri ne vadano fatte altre, come si dice, ad personam.















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