Con buona pace degli statistici…
Gli statistici in pace non ci stanno, perché questa condanna annuale al commento delle classifiche sulla qualità della vita nelle città ce la risparmieremmo volentieri.
Puntuali come le cartelle della tasse sono pubblicate dai quotidiani economici le classifiche sulla qualità della vita in Italia. E giù profluvi di commenti di amministratori pidocchiosi o di assessorini impettiti. Largo anche ai sociologi della porta accanto, soldatini di complemento del luogocomunismo diffuso (l’unico comunismo sempre in voga).
Queste pseudo statistiche non sono solo opinabili nel giudizio risultante, ma anche nel metodo di calcolo e compilazione.
Confronti diacronici quando cambiano ogni anno i parametri non sono molto corretti. Così come non sono corretti confronti tra elementi soggettivi rilevati con indagini campionarie ed elementi oggettivi desunti da fonti amministrative o da altre fonti statistiche. Le stesse indagini campionarie poi sono fatte con metodologie spurie, mischiando telefonate mirate a campioni casuali e contatti web che producono campioni fortemente autoselezionati.
Si parla di città, quando invece i dati sono quasi tutti provinciali, quindi annacquati rispetto alle criticità urbane.
Viene proprio da pensare che il paese si becca la statistica che si merita, ma le feste si approssimano e dobbiamo mostrarci buoni.















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