martedì 28 febbraio 2012
giovedì 1 dicembre 2011
Prometeismo inverso
Combattere i cambiamenti climatici è come voler combattere il peccato. Un effetto irrazionale del pensare razionale.
Voler rendere il fuoco agli dei è ancora più insensato che averlo voluto rubare.
venerdì 4 novembre 2011
Concita
Ma quanto la pagano per approdare sulla prima pagina del rotocalco quotidiano nazionale per scrivere un saggio solo per dire che non capisce e che non le piacciono “I soliti idioti”? Che li trova volgari e inconcludenti? Che le ricordano vecchie storielle che non fanno ridere?
Non sarà che invece voleva parlare di qualcun altro?
In ogni caso non ci si deve sorprende se quella che si presenta come l’interprete critica, senza macchia e senza paura, delle brutture del mondo si riveli poco più che una bacchettona infelice, incapace di cogliere novità, humour e carica eversiva, solo perché scritti con un linguaggio, verbale e per immagini, troppo difficile per lei. Lo ha già fatto anche nei giorni scorsi. Boh!
martedì 1 novembre 2011
Isteria
Leggo solo adesso che ieri un ex direttore di quotidiano, prima trombato e poi prontamente ricollocato in prima pagina di un grande giornale nazionale, paragona Matteo Renzi, nell’ordine, a Mussolini, Berlusconi, Grillo e Di Pietro.
giovedì 6 ottobre 2011
martedì 16 agosto 2011
Shibumi
“Ah, pensava lui. Una donna modesta. Vergine, forse. Tanto meglio. La verginità è importante per gli arabi, che temono i confronti, e non a torto.” (p. 180)
“Ma l’ottusità sa difendersi da sola da ogni miglioramento e ogni castigo. La risposta del sergente fu franca e ingenua: “Merda!” “. (p.213)
TREVANIAN, Shibumi. Il ritorno delle gru, 2011
mercoledì 4 maggio 2011
Evviva!
Sarò tranchant, ma questa sinfonia sulla morte di bin Laden, sull’opportunità di giustiziarlo, sulla sepoltura e annessi vari (senza parlare delle riaffioranti ipotesi negazioniste), mi pare del tutto insopportabile.
Ciascuno di noi affida la propria esistenza, la sua sicurezza, la sua tranquillità ad apparati statuali, nazionali e non, che sono strutturati e pagati per fare al meglio il loro mestiere, per conseguire con la maggiore efficienza gli scopi assegnati.
Potrà non piacere, potrà sembrare semplicistico e ingenuo, ma se oggi posso provare a vivere la mia vita senza paure eccessive è proprio perché ripongo una ragionevole dose di fiducia in questi apparati. Questo non mi esime dall’assumere atteggiamenti di indagine critica, ma entro limiti, appunto, di ragionevolezza, non di pregiudizio, o di ricerca dell’imbroglio a tutti i costi. Se hanno fatto quello che hanno fatto, avranno avuto le loro buone ragioni, avranno seguito ordini superiori e obbedito a linee di condotta predeterminate. Se hanno sbagliato, troveranno modo di risponderne, come avviene, quasi sempre, nei regimi democratici. Oltre, si entra nel campo della curiosità, legittima, ma non legittimante.
Quello che è stato fatto è di indubbio rilevo, sia sul piano fattuale (messo nella condizione di non nuocere uno dei personaggi più pericolosi in circolazione), sia sul piano dell’immagine (avere raggiunto chi sembrava imprendibile perché unto dal signore). Il resto è fuffa di chi rosica: perché è antiamericano, perché magari vedeva nell’ucciso inconfessabili qualità da ammirare, perché non sa cosa fare, o per altri imbecilli motivi.
Va poi considerato il fatto che tra i critici dell’inumanità del gesto, o della sua illiceità, o della sua non conformità alla Shari’a, vi è anche chi rivendica con storica prosopopea lo scempio di qualche cadavere di dittatore appeso a un distributore, o chi vuole stumulare il filosofo scomodo, altrettanto sbrigativamente giustiziato. Così come, sempre tra i critici sul versante della legittimità, vi è chi ritiene che le leggi, invece di essere uguali per tutti, debbano valere solo per alcuni e per gli altri ne vadano fatte altre, come si dice, ad personam.
domenica 1 maggio 2011
Scioperi [mancati] del Primo maggio
Firenze. Non si hanno notizia di scioperi a difesa:
- dei lavoratori della Klab
- dei lavoratori della Mostra dell'Artigianato
- dei lavoratori della Mostra dei Fiori
tutti luoghi affollati di sciocchini, amorali consumisti, nemici dei lavoratori.
E poi, caro il mio Danilo Gruppi, il calzino è sempre meglio comprarlo che tirarlo!
domenica 24 aprile 2011
L’Assassino di Ascoli Piceno
Ascoli Piceno, ridente cittadina delle Marche (come si dice), è dotata da tanti anni di un vero personaggio, l’Assassino dei prezzi,
Galanti Bruno, pioniere dell’emporio “ci trovo tutto”, uso anche chiamarsi “povero me” visti gli scarsi incassi che lamenta a causa dei prezzi troppo bassi. Come tutti gli innovatori ha il suo bel da fare con i concorrenti che vogliono occupare i suoi spazi di mercato. Ha resistito con classe all’apertura di due mega centri commerciali nella zona, contando su una clientela affezionata che trova nel negozio cianfrusaglie altrimenti irreperibili. Adesso gli hanno aperto un altro emporio, proprio come il suo, proprio lì accanto. E lui, grande comunicatore, reagisce senza ritegno. Si manifesta così
Solo che… adesso ad Ascoli di assassini ce n’è un altro, non proprio un suo concorrente, ma con un “brand” molto simile. Niente a che vedere, ovviamente, vittima non un prezzo ma una bella signora. Speriamo che il primo, il migliore non ne debba soffrire, non se lo merita.
martedì 15 marzo 2011
Marketing territoriale
Eppure esiste un sito nel quale siamo sicuri che la sindrome nimby non esiste, nel quale è possibile localizzare senza problemi una bella centrale nucleare. Si tratta di una landa periferica tutta interna ai confini fiorentini (di modo che i sindaci degli altri osmannori non hanno voce in capitolo), dove di parco della piana non si sente proprio parlare, così come di rischio idraulico, pur essendo la Greve lì accanto, sonnolenta e minacciosa. Proprio lì accanto c’è una bella caserma dei pompieri, così, in caso di malaugurato e improbabile incidente, i soccorsi non tarderanno ad arrivare. Mettendoci una bella centrale di ultima generazione potremmo ottenere contemporaneamente diversi risultati. Tutti saremmo ipercontrollati ogni settimana, avremmo forti sconti sull’energia elettrica (di certo non inferiori a quelli che ottengono i citrulli con i pannelli fotovoltaici), eviteremmo l’arrivo di congestionanti impianti sportivi che non si sa bene a chi servano. Dimenticavo: ci libereremmo finalmente anche di quella puzzolentissima fabbrica, così strenuamente difesa dai potentati di quartiere, sempre lesti a minimizzare il fetore che emana un giorno sì e l’altro pure, pronti, nemmeno fossero un ministro in carica, a negare conflitti di interesse e provvedimenti a hoc. Tutte quelle carcasse di animali finora usate dall’impianto potrebbero benissimo essere messe a dimora per il costituendo parco della piana, ben concimando come sanno fare quel meraviglioso ambientino progettato dai soloni dei dintorni. Sicuramente anche il paesaggio ne avrebbe da guadagnare: meglio quei camini svasati che fanno tanto disastro che i silos (nomen omen) metallici.
Io lo vado ripetendo da tempo: fateci provare, non vi pentirete. Qui siamo così docili che non chiediamo niente in cambio. Tante case ce le hanno già infilate di traverso. Altre ne tireranno su. Strade e trasporti sono quello che sono. I negozi chiudono, le banche pure. Cosa volete che sia una bella centrale?
lunedì 14 marzo 2011
Modesta proposta
Gli amministratori degli osmannori che si stracciano le vesti e stracciano la grammatica per appellarsi contro l’aeroporto hanno sicuramente a cuore la salute e il benessere dei loro amministrati. Andrebbe quindi adottato un filtro efficace per impedire ai residenti dei suddetti osmannori di usufruire del Vespucci, in cambio della rinuncia definitiva alla pista parallela. Naturalmente il divieto andrebbe esteso ai residenti di tutti gli altri comuni toscani con amministratori che straparlano pensando di salvare il mondo.
venerdì 11 marzo 2011
Belle scoperte…
Oggi ho fatto delle scoperte.
1. Esistono i ricchi
2. I ricchi sono quasi sempre esistiti.
3. I ricchi, spesso, vanno a puttane.
4. I ricchi, spesso, spendono molti soldi, anche in cose che solo loro si possono permettere.
5. I ricchi, spesso, sono di destra.
6. Quando i ricchi vanno a sinistra, spesso, si pentono e diventano responsabili.
7. I ricchi si fanno le leggi, e spesso si scrivono anche la storia.
8. I ricchi non sono eguali davanti alla legge, nonostante la legge dica il contrario.
9. I ricchi hanno una dubbia moralità, la loro. Quella che professano in pubblico è diversa.
10. I ricchi godono dell’invidia degli altri.
11. I ricchi, loro o i loro padri, hanno fatto la loro ricchezza in modi che non sono trasparenti.
12. I ricchi, se non esistessero, ci ingegneremmo a diventarli.
Le ho fatte oggi, perché ho letto un giornale. Altrimenti non le avrei sapute queste cose.
martedì 7 dicembre 2010
Con buona pace degli statistici…
Gli statistici in pace non ci stanno, perché questa condanna annuale al commento delle classifiche sulla qualità della vita nelle città ce la risparmieremmo volentieri.
Puntuali come le cartelle della tasse sono pubblicate dai quotidiani economici le classifiche sulla qualità della vita in Italia. E giù profluvi di commenti di amministratori pidocchiosi o di assessorini impettiti. Largo anche ai sociologi della porta accanto, soldatini di complemento del luogocomunismo diffuso (l’unico comunismo sempre in voga).
Queste pseudo statistiche non sono solo opinabili nel giudizio risultante, ma anche nel metodo di calcolo e compilazione.
Confronti diacronici quando cambiano ogni anno i parametri non sono molto corretti. Così come non sono corretti confronti tra elementi soggettivi rilevati con indagini campionarie ed elementi oggettivi desunti da fonti amministrative o da altre fonti statistiche. Le stesse indagini campionarie poi sono fatte con metodologie spurie, mischiando telefonate mirate a campioni casuali e contatti web che producono campioni fortemente autoselezionati.
Si parla di città, quando invece i dati sono quasi tutti provinciali, quindi annacquati rispetto alle criticità urbane.
Viene proprio da pensare che il paese si becca la statistica che si merita, ma le feste si approssimano e dobbiamo mostrarci buoni.
martedì 26 ottobre 2010
Ceccherini chi?
Quello che, come dice quell’altro, Baccano, “non so se è lui che gonfia la ciambella o la ciambella che gonfia lui!”?
Gonfiato è gonfiato. E ancora non si capisce cosa faccia nella vita, nemmeno fosse Godot e noi mendicanti che non sappiamo fare altro che aspettarlo.
Ha inondato le scuole di carta da giornale, visto che leggerla è ancora fuori dalla portata degli studenti, appare come il prezzemolo in qualche pagina interna dei “suoi” quotidiani dedicata ai riempimenti, con la stessa cravatta di moda anni addietro, sempre più basso e più grasso, sempre più osservatore di un fenomeno che non esiste, quello che proditoriamente con un trattino lega una condizione esistenziale con una professionale, e non si capisce perché.
Elemento inutile, eterna promessa di un nulla che non interessa, non vincente di successo, adesso evocato qui. Non se ne sentiva il bisogno, mica.
lunedì 25 ottobre 2010
La horde

Le anime belle che si stracciano le vesti per i clamori pugliesi ma insistono su ogni minimo particolare che possa indurre raccapriccio hanno certamente cercato di evitare un filmaccio come questo, evidenziandone lo splatter conclamato, la compiacenza della violenza manifestata, la riduzione ai fattori primi dell’esistenza e della non vita, la politicità ingenua delle metafore.
Eppure non basta qualche banale stroncatura per far dimenticare la storia, una volta che la si è vista, tutta d’un fiato.
Mica si tratta di paura o di repulsione. E’, al contrario, l’eterna suggestione, alla ennesima riproposizione, della semantica zombie, dei segni di una società irrisolta e non condivisa, di un futuro che finisce, lì. Di Romero restano le geniali intuizioni politiche. Dell’oggi i riferimenti geografici e socio culturali, non senza una buona dose di humour liberatorio. Chi parla, e straparla, di non-luoghi, di periferie e di degrado socioeconomico, dovrebbe dare un’occhiata da queste parti e considerare quanto della sua indignazione sia trasfuso in queste scene. Chi si allontana dalla riflessione e cerca solo svago, farebbe meglio a considerare la caducità di ordini e assetti, a tenere in conto non solo la variabilità del tempo atmosferico, ma anche quella dei rapporti di produzione. Chi si ostina a dividere il mondo tra i sessi e si interroga sulle identità perdute, sui valori dimenticati, sui ruoli indistinguibili, raccolga la sfida di Aurore, l’unica che, nomen omen, torna alla luce. Chi vive della poetica della deprivazione farebbe meglio a misurarsi con le estreme e improbabili conseguenze della sua visione del mondo. Sempre che, alla fine, ne rimanga una.
venerdì 22 ottobre 2010
Altro che l'Unità
Ma davvero le regioni Emilia Romagna e Toscana hanno garantito 3000 abbonamenti? E la Corte dei Conti?
giovedì 7 ottobre 2010
Dal Palazzo dei Bischeri
Parrà strano, ma ho ricevuto una sollecitazione per riprendere a scrivere sul blog. Ho risposto che, come molti blogger della “seconda ora”, ho lasciato spesso perdere questa pagine per crogiolarmi nella salacità dei 140 caratteri, con ciò rinunciando a pochissimi lettori per acquisirne, inconsapevoli, molti altri.
Adesso però la notizia di ieri, ripresa da tanti giornali oggi, sull’annunciata entrata in funzione, nientemeno, dell’alta velocità regionale tra Firenze e Pisa, stuzzicando uno dei miei argomenti preferiti, mi induce a scarabocchiare ancora qualcosa, qui.
Intanto, l’alta velocità regionale sembra proprio uno di quegli ossimori inconcludenti di cui la sinistra moderna, insulsamente, si vanta, credendo di aver dato vita a un alto concetto, avendo invece sparato una corbelleria.
Poi, il solenne annuncio, inatteso e perentorio, si accompagna alla fervente promessa di dare finalmente a Firenze un aeroporto adeguato. Se tanto mi dà tanto, l’adeguatezza cui pensa il principe degli anonimi rischia di essere quella di un ritocchino, di un riporto, accorgimenti buoni per nascondere delle carenze, estetiche o tricologiche, destinati al ridicolo appena evidenziati. In realtà penso che sia ancora in vena di stretta osservanza della legge di Metcalfe.
Si dice che il collegamento sarà ultraveloce, ma cinquanta minuti vi sembrano pochi? E poi, adesso si fa in un’ora e zero due minuti: trattasi di grande vantaggio? Inoltre, va considerato a parte il collegamento Pisa - aeroporto, per il quale si vocifera di uno stupendo people mover.
Utilizzando Wolfram Research, considerando le tratte in linea d’aria, un Firenze-Pisa in 50’ vale una media di 132,01 Km/h, mentre un Firenze-Roma di 1h36’ vale già 146,2 Km/h. Trotta cavallino…
E infine c’è un’altra perla annidata nella bella intervista dell’inquilino del Palazzo dei Bischeri: “le corse serviranno anche ai pendolari”, fosse mai che si sentisse troppo la mancanza di pisani a Firenze.
Ovviamente, grande esultanza da quelle parti.
giovedì 20 maggio 2010
Vermi della sabbia
Lophelia, dopo un’assemblea pubblica, si lamenta dell’alta velocità in arrivo dalle sue parti ed evoca addirittura i mostri preistorici. Ma forse si poteva meglio pensare, visti i tunnel, ai Geonemotodium arraknis. Comunque, ancora una volta si ripropone il ruolo di tristi figuri che vanno in giro a imbonire il colto pubblico e l'inclita guarnigione, magnificando disastri inimmaginabili e conseguenze nefande. Questa volta è un’opera pubblica. Altre è un cibo. Altre ancora una misteriosa radiazione. Quando non si tratta di entità meno misurabili e meno avvertibili, dalle polveri sottili alle onde elettromagnetiche, alle scie chimiche. L’importante è generare l’unico sentimento che oggi come oggi rende sicuramente, in termini di prestigio, di fama, di visibilità e, dimenticavo, di soldi. La paura, naturalmente. Perché dietro c’è un complotto, ovviamente.
mercoledì 19 maggio 2010
Intorno alle moschee, all’arte e alla storia
Trovo particolarmente fastidiose le polemiche sull’edificazione delle moschee. Il fatto è che, oltretutto, il fastidio è duplice.
Da un lato mi dà fastidio che si impedisca a qualcuno di edificare un luogo di culto, solo perché è di una categoria estranea alla “nostra” tradizione. La libertà, anche quella di culto, trova in questo caso un limite che sta scritto solo negli ordinamenti confessionali, nelle prerogative delle religioni di stato e nelle comunità che accettano regimi totalitari. Se le facciano, dunque, anche con i minareti (e non me ne vorrà la memoria di Oriana). Se penso a quanto deturpante sia per il paesaggio il cristianissimo e cattolicissimo cimitero di Soffiano, mi vien da ridere rispetto al presunto sgarbo per il Chianti.
Ma, dall’altro, mi dà altrettanto fastidio che, per difendere la libertà, senza aggettivi, si lasci spazio a fanatici intolleranti, integralisti, fiancheggiatori delle pulsioni peggiori, omofobi e frustrati, beninteso animati delle migliori intenzioni, come tutti i viandanti sulle vie dell’Inferno. Non posso non pensare a quello che si vuole che la religione islamica rappresenti, al presunto riscatto che assicurerebbe contro i costumi lascivi e pagani delle civiltà occidentali. Non posso non vedere che c’è anche un progetto politico, di imperialismo reverso, dietro a queste rivendicazioni di culto; che, insomma, come sempre, la religione è strumento politico e di stato, oltre che sentire umano primordiale.
Quindi, caduto nella trappola dell’alternativa tra i fastidi opposti mi domando cosa sarebbe meglio pensare.
Intanto, sottolineo che sto pensando cosa dovrei pensare: mi sembra un esercizio desueto, quello dell’interrogarsi sulle ragioni del ragionamento. Forse circolarmente vizioso, ma tanto virtuoso per la diffusione di abitudine sane, mi consolo.
Poi, mi dico che sconsacrerei tutti i luoghi di culto, essendo questa l’unica soluzione radicale e coerentemente accettabile per chi pensa che portare il cervello all’ammasso sia una delle abitudini più deteriori, con una diffusione direttamente proporzionale al numero dei fedeli religiosi. Attenzione, li sconsacrerei, non li brucerei (come diceva quel ritornello para-anarchico di tanti anni fa). Perché, quasi tutti, sono pieni di opere d’arte grandissime, piacevolissime, grondanti di storia e di cultura. E qui viene fuori la parola pericolosa. La cultura, come la intendiamo correntemente, con la sua dimensione storica, incorpora quello che è stato, oltre quello che vediamo o che vorremmo. Non si può prescindere dalla storia per avere una cultura. E la storia è piena di religione, o quantomeno di fatti che con la religione hanno intrecciato legami di ogni tipo, spesso perversi. E le opere d’arte non esisterebbero senza questi legami, quindi senza l’evoluzione delle religioni e delle loro nefandezze. So bene che esiste, da qualche parte, anche un’arte laica, ma non è influente in questo ragionamento. La perdita del connotato sacro di questi edifici mi pare insomma l’unico esito accettabile di questo contorto e contraddittorio sentire. Esito che cade nell’improbabile, come al solito.
domenica 21 marzo 2010
Gooonvio
Sono due mattine che mi alzo e mi fa male un occhio: un fastidio, un bruciore e anche un certo gonfiore sotto la palpebra inferiore. Penso sia stato un po’ di sporco entrato dentro, niente di preoccupante. Verso le una decido però di andare in farmacia a prendere qualche rimedio da banco, mica un farmaco coi controfiocchi. Leggo sul giornale che è aperta una farmacia comunale vicina, la numero 16 di viale Talenti, Etruria addirittura si chiama. Controllo l’orario, è dato continuato dalle 9 alle 20. Perfetto. Arrivo qualche minuto dopo le una, noto un cartello che dice di suonare il campanello dalle 13 alle 16 e una sedicente dottoressa che si sta avviando alla porta mentre ancora una cliente sta terminando gli acquisto con la sua collega. Visibilmente scocciata si riporta dietro il banco. Le chiedo di darmi qualcosa per l’occhio indicandoglielo. Prima dice che non ha niente. Insisto. Dice che è molto “gooonvio” e che va fatto vedere. A parte che tanto gonfio non era, cosa sto facendo se non farlo vedere? Le chiedo se davvero non mi dà niente e quella ridice che è molto gooonvio!
Me ne vado sconsolato verso Scandicci, scuotendo la testa, con l’altra farmacista visibilmente esterrefatta del comportamento della collega, ormai evidentemente più attratta dalla pennichella nel retrobottega che dalla somministrazione di una qualche acquetta colorata.
A Scandicci ottengo solo delle fialette emollienti, rinfrescanti, nemmeno scaricabili dalle tasse, gentilmente consegnatemi da una dottorina giovane e inesperta, che nemmeno si prova a curare un banale arrossamento.
Forse, avessi chiesto aiuto dicendo che l’occhio mi si era infiammato utilizzando gli occhialini 3d avrei avuto maggiore soddisfazione, un’intervista della televisione e consigli appropriati degli esperti di turno, pronti a saltar fuori a concionare sul nulla, come al solito.





























