domenica 3 gennaio 2010

Sala d’aspetto

Stamani partiamo per Milano. Due giorni di mostre e shopping, se la salute ci assiste. Arriviamo alla stazione con congruo e inopinato anticipo, visti gli orari domenicali dell’azienda di trasporto. D’obbligo la sala d’aspetto, dove non è necessario mostrare un biglietto, si entra e ci si siede. Già. Non fosse che ci sono almeno una ventina di persone in piedi. Poi notiamo che quella che pare una saletta vip, debitamente chiusa da vetrate, è quasi vuota. Solo un poveretto che dorme sdraiato sui sedili, una coperta che lo copre a malapena. Gli altri posti vuoti. Perplessi, troviamo posto a sedere, ma a distanza di sicurezza. Altri, affaticati o distratti, entrano e, invariabilmente, escono quasi senza aver varcato la porta. Da quel che si vede può essere solo odore o rumore. Eppure qualcuno vi si siede e legge il giornale. Dopo una ventina di minuti abbondanti una pattuglia di tre poliziotti sgombera la postazione e si premura di lasciare aperta la porta. Una bella efficienza. Intanto chiamano il treno, molti escono. L’episodio aspetta solo di ripetersi.

lunedì 30 novembre 2009

Green Economy?

Sento dire che la cosiddetta green economy avrà sul sistema economico e  sociale lo stesso effetto che hanno avuto in passato la rivoluzione industriale, l’elettricità, l’informatica.

Sarà.

Intanto mi par di capire che per green economy si intenda un coacervo di cose, prodotti, sistemi, metodi, misurazioni, indicatori. Questo insieme di fattori, o di presupposti, o di concrete realizzazioni, non sembra essere sempre coerente. Ma non fa niente.

Allora, si presuppone che la green economy sia quella cosa che minimizza il cosiddetto impatto ambientale, utilizzando il minimo indispensabile di fattori e di risorse per produrre beni e servizi, in modo che le supposte riserve naturali non abbiano a risentirne. Tutto questo in evidente e dichiarata contrapposizione con una grey o black economy (?!) che invece fa strage di risorse e ha un impatto ambientale devastante, essendo anche la responsabile prima del riscaldamento globale, della catastrofe prossima ventura e dell’inquietudine morale dei giorni nostri.

A ben vedere, si tratta quindi più di una filosofia che di un processo storico (come la rivoluzione industriale), di un’opzione morale più che di una rivoluzione tecnologica (come l’introduzione e lo sviluppo dell’elettricità), di un vincolo all’impiego di fattori produttivi (invece della libera disponibilità delle informazioni su scala planetaria nel caso dell’informatica).

Dell’introduzione di vincoli stringenti, deliberati o accidentali, nei rapporti sociali e di produzione è piena la storia economica, specie quella degli ultimi duecento anni. Per stare vicino a noi, basterebbe pensare allo shock petrolifero del 1973, in ambito di risorse energetiche, ma anche la mancata convertibilità del dollaro, nell’ambito delle risorse finanziarie internazionali, di un paio di anni prima. Mi sembra che questi fatti, queste, deliberate o accidentali, evenienze abbiano avuto effetti controversi sullo sviluppo economico; che, in generale, non sia possibile affermare che siano state positive o negative, avendo avuto appunto sia effetti di irrobustimento delle strutture (dopo periodi di crisi), sia irrevocabili redistribuzioni di poteri nel contesto internazionale. A voler tentare una definizione suggestiva, sarei tentato di dire che si sia trattato più di sliding doors che di punti di svolta. Per dire, insomma, che non è per forza necessario cercarsi le disgrazie per dire poi di sentirsi meglio quando sono passate.

Quello che a mio avviso differenzia la green economy da quei processi e dalle innovazioni cui ci si vuol richiamare è invece un semplice calcolo. Mentre in quei casi si trattava, sempre, di incrementi di produttività, con una progressiva riduzione dell’apporto di lavoro manuale, nel nostro caso siamo in presenza di un artificioso (perché deliberatamente scelto), e antieconomico (perché va in direzione inversa a un uso efficiente delle risorse presenti sul mercato), ancorché auspicabile e moralmente encomiabile, proposito di politica economica. Che questo sia giustificato ai fini della salvaguardia del futuro dell’umanità è un ottimo argomento retorico. Ciò non toglie che dal punto di vista meramente effettuale rappresenti un appesantimento delle dinamiche economiche. Se poi andiamo a vedere quanta acqua sia incorporata in un iPod, la frittata è già in padella.

venerdì 20 novembre 2009

Mentana




Mentana, originally uploaded by Hari Seldon.
L'eroe di Mentana spara, ma deturpa

mercoledì 11 novembre 2009

Esoso

Giornata satura per questo blog poco frequentato, a partire dall’autore.

Leggo che chiude anche Scudieri, in piazza del Duomo. E io sono contento. Trattasi di locale becero, come possono esserlo quelli dedicati solo ai turisti. Trattasi di locale insulso, senz’anima, dalla qualità incerta e dalla clientela inetta. Trattasi di locale nel quale non metto più piede da circa ventotto anni, quando una mattina, dopo aver regolarmente pagato alla cassa, con il mio scontrino in mano pretendevo di avere un cornetto con la marmellata, invece di uno “vuoto”, senza pagare il supplemento. Ho dovuto aspettare, ma quello che dissi allora oggi si avvera.

Vanesio e cafone

Hai accanto la più acuta e intelligente analista di politica internazionale d’Italia; è lì per aiutarti. Stai per incontrare l’uomo più potente del mondo. Cosa fai? Le chiedi:  «Cosa pensi Marta? Meglio la camicia azzurra o la camicia bianca?» (La Repubblica Firenze 11 novembre 2009 pag.9).

Banale e pericoloso

“Secondo Cocchi, più del numero dei centri commerciali è la geografia che dovrebbe far discutere semmai: «Sono mal distribuiti perché sono nati tutti attorno all’area centrale della Toscana», ammette l’assessore Cocchi.”

La Repubblica Firenze 11 novembre 2009 pag.3

Ma va? E dove li dovevano fare?

martedì 13 ottobre 2009

Ffwebmagazine - Ipazia: ma davvero questa donna fa paura al Vaticano?

Ffwebmagazine - Ipazia: ma davvero questa donna fa paura al Vaticano?

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lunedì 24 agosto 2009

A risentirci

Se ne può parlare male? Lo domando perché sembra che nessuno dei pennivendoli in servizio permanente effettivo, prezzolati o panciafichisti, si sia posto qualche domanda sulle gesta di Bolt e dei suoi conterranei.

Possibile che nessuno si chieda come diavolo abbia fatto questa splendida macchina atletica a migliorare entrambi i record mondiali di ben 11 centesimi di secondo quando i precedenti miglioramenti avvenivano a pochi centesimini per volta?

Possibile che nessuno si chieda come sia possibile che una piccola nazione porti al trionfo tanti atleti, annichilendo scuole e paesi ben più grandi (e abituati a primeggiare), infliggendo distacchi di metri agli avversari?

Possibile che nessuno si domandi come mai questi exploits avvengano solo in specialità di corsa e non, per esempio, nei lanci, nel nuoto, negli sport di squadra?

Per tanti acchiappacitrulli che sostengono l’esistenza delle sciechimiche, di complotti planetari e interplanetari, di imminenti fini del mondo, di improbabili surriscaldamenti climatici, possibile che nemmeno uno senta il bisogno di mettere in dubbio la correttezza di siffatte prestazioni?

Possibile che barlumi di dubbi vengano immediatamente risolti con superficiali e ingenue spiegazioni storico-genetico-razziali, del valore scientifico equivalente a un paio di chili di fagioli?

Eppure, poche sono state le remore nell’accusare subito (e forse anche a ragione) la sudafricana poco avvenente di aver barato nei requisiti soggettivi di partecipazione.

Allora, lo dico io. Penso che la scuola giamaicana abbia trovato qualche metodo e qualche aiutino che ancora non sono patrimonio di tutti. La lealtà sportiva è concetto pressoché inutile. Il fiume di soldi che ne deriva, invece, dovrebbe incoraggiare la richiesta di verifiche più attente e incisive. Se ne dovrà riparlare.

mercoledì 12 agosto 2009

Problema di immagine

Non riesco a ricordare quando i commercianti della zona abbiano fatto notare che un cinema porno potesse essere “un elemento anomalo, collocato in un angolo caratteristico e ad alto flusso turistico della nostra città. Un problema di immagine e un timore per le piccole imprese, che già soffrono per la crisi” [Stefano Fontinelli, Confesercenti, a La Nazione, Cronaca di Firenze, 12 agosto 2009, p.11].

martedì 11 agosto 2009

Un aiuto alla natura

Impagabile Eugenio:

“… Allora, perché non introdurre un meccanismo di selezione artificiale, magari col considerevole vantaggio morale di non dover ricorrere all'eugenetica attiva? Perché rendere obbligatorie le vaccinazioni? Sei convinto che sia un complotto degli alieni per prelevare materiale genetico umano, o che i batteri non esistano e le malattie le abbia inventate Berlusconi? Perlamordiddio non vaccinarti, non vaccinare i tuoi figli, tieni lontana la tua intera famiglia dalle ASL. Ritieni che la profilassi antimalarica sia un complotto? Prendi gli antimalarici omeopatici, sono disposto a pagarteli io, e poi vai pure a fare trekking in Nuova Guinea. Curati con i cristalli, con gli aromi, con la musica, con i clisteri di caffè, con quel che vuoi. Credi fermamente che il cancro si curi col bicarbonato? Te ne porto personalmente a casa due secchi al giorno, e una bustina di Magnesia Bisurata Aromatic che non si sa mai.

…”

venerdì 7 agosto 2009

Mantra

La ripetizione periodica ma frequente, immutabile nella forma e nella sostanza, di affermazioni, concetti, dichiarazioni e litanie varie dovrebbe appartenere solo ai riti religiosi, alla rinuncia al dominio della ragione, all’abbandono alle certezze salvifiche della fede.

Invece è pane quotidiano delle lamentazioni e del presenzialismo di una sinistra, di lotta di governo, di cucina e di salotto, che agita come mantra concetti e risoluzioni che non aggiungono una testa di consenso, e magari ne fanno perdere qualcuna.

L’arricchimento delle considerazioni con argomenti e ragionamenti nuovi non fa più parte della struttura mentale del popolo e dei dirigenti della sinistra, almeno di buona parte di essi. L’utilizzazione di categorie inadatte a descrivere e interpretare l’evoluzione sociale non è solo pigrizia mentale, è saggia precauzione per non dover rinunciare a preconcetti e presupposti, oltre al non rinunciare alle proprie, piccole o grandi, consolidate posizioni di vantaggio.

A sua volta, la supposta posizione di vantaggio non è solo di tipo concreto, materiale, ma è anche nell’ordine di quella superiorità morale rivendicata a piene mani come tratto distintivo biologico di cui parlava l’autorevole editorialista del Corriere qualche giorno fa. Il cerchio si chiude, non argomento quindi sono, si potrebbe dire.

Straniero

dimmi tu chi sei
di che paese sei
quanto hai camminato
e cosa hai fatto
straniero
dove sei arrivato
resta un poco qui
resta ancora un poco
resta un poco non importa quanto
straniero
non importa quanto
sul tuo volto scuro
un sorriso è nato
un profumo di grano maturo
il vento ha accarezzato
non andare via
non andare via
non andare via qui sei rinato
il posto l'hai trovato
il fumo di quel treno
che era il tuo passato
ora all'orizzonte è già svanito
resta qui straniero
che mi hai trovato
choo choo train
choo choo train
choo choo train
train train train
choo choo train
choo choo train

Lucio Battisti – Straniero – Battisti Velezia - 1982

mercoledì 5 agosto 2009

Smutandata

Che dire della manager appena assurta a carica di grande responsabilità nazionale, per di più glorificata per un fatto del tutto privato come se fosse un Nobel? Che l’ho vista personalmente in riunione aprire le gambe volontariamente davanti al potentino di turno e mostrare dei candidi slip. Una Sharon de noantri. Ma tacciano, che è meglio!